Noiosamente Edgar

Recensione del Film: J. Edgar

J. Edgar è il titolo noioso dell’ultimo noioso film di Clint Eastwood uscito da poco nelle sale italiane e interpretato da Leonardo di Caprio.

Il film racconta l’ascesa e il declino di J.E. Hoover (come l’aspirapolvere!) l’uomo che per 48 anni diresse l’ FBI tra molte contraddizioni e accuse, un uomo potente , amato e odiato dal grande pubblico che visse una sofferta omosessualità mai dichiarata.

Ed è proprio la mancanza di una libera espressione del proprio amore verso il socio e collega Clyde Toson (Armie Hammer… come il SUV!) che avrebbe determinato il pugno forte di Hoover nel gestire il potere e la crociata che lo ha spinto a cercare il marcio su chiunque gli capitasse a tiro. La storia vuole infatti ,che una madre troppo presente e autorevole, imponesse al giovane Edgar un codice comportamentale che gli avrebbe negato di poter esprimere l’amore che provava.

Crescendo Edgar diventa un infelice, un uomo che non avrebbe mai potuto vivere la vita che avrebbe voluto e realizzare la felicità che il popolo americano tanto sogna. Sapeva cosa fare a chiunque, scoprendo come erano le loro vite, al contrario, tutta la sua vita era condivisa tra lui, Helen Gandy (sua segretaria di fiducia interpretata da Naomi Watts) e Clyde Toson.

Il film non analizza troppo i fatti pubblici succulenti e intriganti della vita di Edgar, quali i sospetti di cospirazione dietro l’assassinio del Presidente Kennedy o le indagini illecite su personaggi illustri dell’epoca come Charlie CHaplin… Si sofferma invece sulla vita privata di un uomo costretto ad una prigionia professionale e relazionale che lo poretrà a nascondersi dietro una popolarità esteriore cercando di colmare una tristezza interiore.

Progetto romantico, ma sostanzialmente noioso che risente di due grandi errori inaccettabili per una regista in gamba come Eastwood:

  • Il TRUCCO scenico di Caprio invecchiato è tutto sommato molto credibile, l’ultima scena del film mostra anche il torso nudo di un ultrasettantenne realizzato alla perfezione , ma Armie Hammer invecchiato sembra uscito da un film horror di serie B anni 30!

  • Il DOPPIAGGIO è una grossa pecca di questo film, almeno nella versione italiana. Il doppiatore storico di Di Caprio, Pezzulli, ha di per sè una voce troppo fresca e giovanile perchè sia credibile nell’età anziana del personaggio, tanto più che il povero doppiatore prova a rimediare impostando un vocione ridicolo, da recita scolastica.

La regia è tipicamente Eastwoodiana: asciutta, pulita, con una grande attenzione ai dettagli e alla rievocazione storica di atmosfere, costumi etc… Di Caprio offre una performance eccellente annullandosi completamente nel personaggio, il resto del cast è solo un contorno.

Il film risente di una certa lunghezza e di un ritmo troppo lento che può portare a non appassionarsi alla vicenda che rimane troppo legata alla vita privata di un protagonista che peraltro ne ha vissuta una molto limitata e repressa.

Voto: 5
Consigliato a : chi pensa che Eastwood non sbaglia un film!

Articolo scritto da: Francesca Targa
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Tu quoque, Clooney, fili mi!

Recensione del Film: Le idi di Marzo

Dopo tante lodi tessute dal cinema americano, esce anche in Italia l’ultima fatica come regista/attore di George Clooney: Le idi di Marzo.

Togliamoci subito il dente: ma cosa sono le idi di Marzo? Ve lo spiego subito. Le idus Martia sono una ricorrenza che i romani festeggiavano ogni 15 di marzo per onorare il dio Marte, tutto qui, se non fosse che nel 44 a.c questa festa viene caratterizzata dall’assassinio di Giulio Cesare, pugnalato da 4 loschi individui e dal figlioccio Bruto. Da allora le idi di marzo sono divenute il simbolo della cospirazione e del tradimento.

In virtù di cotanto titolo, il film racconta sostanzialmente di un tradimento , quale? Quello dei valori e degli ideali che sottintendono spesso le varie candidature politiche e i loro comizi.

La trama, ricca di sotterfugi, scorrettezze, e bugie, si ispira all’opera teatrale Farragout North di Beau Willimon e conta su di una sceneggiatura impeccabile.

Il protagonista , il governatore Mike Morris (George Clooney) è alla sfida decisiva contro il senatore Pullman (un nome che trascina, o meglio trasporta!) per le primarie presidenziali del Partito Democratico americano. Al suo fianco ha uno staff collaudato e di cui si fida: Paul Zara (Philip Seymour Hoffman) e Stephen Meyers (uno strepitoso Ryan Gosling) più una manciata di stagiste e portaborse che provvedono a fotocopie, caffè, pizze a domicilio e prestazioni sessuali occasionali. Morris non è il candidato favorito, statistiche alla mano, sebbene il suo gruppo di lavoro sia molto fiducioso in merito alla sua vittoria.

Sarà un meccanismo rivelatore di falsità, involontariamente azionato dalla giovane stagista gravida di Senatore, Molly (una brava Evan Rachel Wood con una orribile ricrescita sotto la tinta biondo taxi) ad innescare una reazione a catena che porterà tragiche conseguenze.

Questa la trama ed è bene non rivelare altro. Il personaggio di Clooney non è centrale ma tutta la trama ruota attorno a lui e il cast è davvero di tutto rispetto.

Le idi di marzo non è un film qualunquista e retorico, non vuole solo dirci che i politici sono tutti uguali, è piuttosto una riflessione sulla ns società e su ciò che gli uomini e le donne sono disposti a fare per avere successo.

Momento più interessante del film la trasformazione di Stephen: prima devozione e poi delusione per ciò in cui credeva, fino all’ingresso nel medesimo meccanismo falso e scorretto degli altri, perchè ,si sà, in politica non si può arrivare puliti a certi livelli .

Sebbene in Italia siamo stati abituati a ben altro che una semplice scappatella con una stagista, difficile cogliere differenze ulteriori con il sistema politico americano e il film di Clooney è davvero un capolavoro che si lascia seguire sino alla fine con interesse e curiosità senza ricorrere a colpi di genio, o di scena, sicuramente uno dei film più belli dell’anno.

Voto: 7.5
Consigliato a: Chi ha voglia di tirare qualche coltellata!

Articolo scritto da: Francesca Targa indirizzo email:

Grazie

Cari amici di Cinemaccherone,

anzitutto grazie! Grazie a tutti coloro che in questo primo mese di vita , hanno scelto il ns sito per documentarsi sui film in sala e sorridere dei ns ritratti dei divi di Hollywood.

Che siate capitati qui nel mare magnum del web non e’ un caso, significa che siete persone ironiche, goderecce e che amate il cinema e la buona cucina!

Siamo ancora piccoli, ma contiamo di crescere velocemente come le nuove tette di Laura Chiatti, anche con l’aiuto di voi lettori che siete sempre piu’ numerosi.

Certi di riuscire a divenire un punto di riferimento settimanale dove leggere informazioni aggiornate del settore, desideriamo approfittare delle imminenti Festivita’ Natalizie per farvi i ns piu’ sinceri auguri.

Pertanto, a tutti voi : che vi commuovete davanti ad un bacio appassionato, a voi che tremate davanti a case possedute e tegole scricchiolanti, a voi che ridete davanti ad un cinepanettone con le mani affondate nei pop corn, a voi che arrossite davanti ad un porno chic e vi domandate se nel privato sapreste ripetere quelle cose, a voi che rimanete seduti fino alla fine dei titoli di coda per leggere il nome della ditta fornitrice dei cestini/ pranzo del cast, a voi che vi sentite sceriffi davanti d una sparatoria come si deve, a voi che cercate di battere il regista nell’indovinare l’assassino di turno, a voi che se non ci sono finali a sorpresa non siete contenti…

Insomma a tutti voi che ci leggete a talvolta commentate, auguriamo di trascorrere delle feste spettacolari come un trailer di Star Wars e intense come una scena di Via col Vento, sperando che questa manovra finanziaria non ci catapulti tutti nel film Non ci resta che piangere!

Con l’augurio di continuare a regalarvi un prodotto puntuale e stimolante, forti della vs fiducia e della ns professionalita’, vi diamo appuntamento al nuovo anno con una rinnovata sfida ad un giudizio appassionato sul cinema ed un countdown scaramantico al 21 dicembre 2012!

Articolo scritto da: Francesca Targa indirizzo email:

La Redazione

La casalinga tres chic

Gwyneth Paltrow, la predestinata.

Eh si’, perche’ il mondo dello spettacolo era gia’ scritto nel suo DNA.

Figlia di un produttore cinematografico e di una nota attrice teatrale, la Paltrow deve la sua fortuna al suo status di figlia d’arte. Ciononostante e’ riuscita a crearsi un personaggio di autonoma notorieta’, soprattutto dopo la contestabile vittoria dell’Oscar con il film Shakesperae in love per l’interpretazione di Viola, la nobile innamorata del teatro e del genio di William Shakespeare.

Sara’ per la sua espressione da stoccafisso, sara’ per la sua verve da bradipo imbalsamato, sara’ per quella sua assurda passione per la cucina macrobiotica… ma la Paltrow non gode di molte simpatie, specialmente nel mondo del web, dove fioccano insulti e critiche alla sua carriera e alle sue capacita’ attoriali.

Con cotanta famiglia alle spalle la Paltrow esordisce al cinema da adolescente, ottenendo un successo precoce ed incarnando il ruolo della ragazza giovane, carina, buona ed ingenua. Non e’ di una bellezza oggettiva, ma diventa una delle massime rappresentanti della bellezza glamour e minimal chic di cui e’ un’icona.

Dopo il successo di Sliding Doors, piccolo film indipendente diretto dal quasi sconosciuto Peter Howitt, che sbanca i botteghini con la semplicità di una storia sentimentale ed accattivante, inizia una vera ascesa per la Paltrow che detta legge anche per quanto riguarda la moda, con una serie di completini minimalisti e la famosa pettinatura che sostuisce, nelle riviste, quella di Natalie Imbruglia. Cambia anche il partner, e quasi a voler significare la scelta di un maggior impegno permuta il bel Brad Pitt (ma quale attrice Hollywoodiana non e’ stata fidanzata con Pitt?!) con Ben Affleck, uno dei ragazzi terribili di Hollywood, Il più è fatto.

Shakespeare in love è un successo planetario, e l’Oscar aspetta solo quella che, per tutti ormai, è la vera ed unica erede di Grace Kelly (nella cui figura la Paltrow si è già calata, interpretando il remake del Delitto perfetto di Hitchcock).

Tuttavia come attrice non convince mai fino in fondo. Sempre con quell’espressione finto immacolata e quella testa che sembra fra le nuvole, pare sempre si trovi su un altro pianeta…un attrice media, che non sfigura, ma non brilla, certamente non da Oscar!

Disincantata e angelica: occhi sbavati, viso scolpito nel niente, di una bellezza glaciale, astratta , esile, e’ una linea immaginaria tra la shopping bag di Louis Vuitton e la ragazza della porta accanto.

Attualmente sposata con il leader dei Coldplay e madre di 2 bimbe, la Paltrow gioca la carta della donna di casa: cucina, scrive libri di ricette, racconta di un matrimonio bello ma non perfetto sulle riviste di gossip e va’in palestra per non ingrassare.

Noi, considerando il flop dell’ultimo film da lei interpretato Contagion, siamo ben felici di saperla relegata tra i fornelli e confidiamo che almeno li’ si lasci andare a qualche caduta di stile tra un imprecazione per un taglio al dito e qualche bestemmia per una bruciatura da forno!!

Articolo scritto da: Francesca Targa indirizzo email:

Profumo vago di Paura

Recensione del Film: Il Mistero di Rockford

il mistero di rookford

Se vi è piaciuto The Others questo film potete perdervelo, senza rimpianti!

La perversa Inghilterra vittoriana, gli spettri, le visioni, le rimozioni… tutto quello che avete già visto nelle ghost story del passato è riproposto, o citato in questa opera prima del regista Nick Murphy: Il Mistero di Rockford.

In accordo con il titolo, che ricorda l’omonimo profumo anni 80′della Atkinsos, qui la paura si annusa, se ne avverte il profumo, ma non si segue la scia che lascia.

Siamo nel 1921, e l’Inghilterra è appena uscita devastata dal peso della Prima Guerra Mondiale. Nel Paese prolifera la moda dell’evocazione degli spiriti dei caduti durante il conflitto, e la scrittrice Florence Cathcart (Rebecca Hall) si prodiga per smascherare i numerosi truffatori che tentano di lucrare sul dolore dei famigliari degli scomparsi. Un giorno però,a casa della donna, si presenta Robert Mallory, (Dominic West) un insegnante autolesionista che la convince a visitare un vecchio collegio di campagna dove pare aleggiare il fantasma di un bambino.

L’atmosfera è perfetta per una ghost story: una grande casa di campagna decadente e misteriosa, i volti sinistri dei personaggi, delle bamboline senza volto… la tensione aleggia, ma la paura non arriva.
In definitiva non ci si spaventa davvero e, in alcuni punti, si rischia di non essere pienamente coinvolti dall’intreccio, come se il regista avesse voluto mettere troppa carne sul fuoco senza approfondire.

Rookford

Tuttavia una storia di fantasmi realizzata nel vecchio stile è un evento molto raro e pertanto ben accetto. Il prodotto è confezionato con la giusta cura – anche per la fotografia e le musiche – e il finale merita uno sguardo approfondito che certamente solleverà alcune perplessità.

Molto buona la sequenza della rivelazione per come è realizzata, con la protagonista che non riesce a liberarsi dal suo incubo.

Rebecca Hall svetta per intensità su un cast di supporto che comunque si dimostra all’altezza della situazione, il film assicura valide atmosfere a chi apprezza il filone a base di ectoplasmi e vetusti manieri con una forte connotazione mistery ma non mantiene le emozioni da brivido che promette.

Voto: 6
Consigliato a: chi cerca un’alternativa spettrale alla melassa dei cinepanettoni.

Articolo scritto da: Francesca Targa indirizzo email:

Ufficiale e gentil Guru

Richard Gere

Richard Gere: un nome, una sicurezza. Eh sì perchè Richard (classe 1949) è ancora il sogno proibito di milioni di donne.

Il 62enne più sexy di Hollywood ha recentemente ricevuto il Marc’Aurelio alla carriera al Festival di Roma dove ha presentato la versione restaurata di I giorni del cielo di Terrence Malick, film che lo vide per la prima volta protagonista nel 1978.

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti Gere, con film sempre diversi e sempre di successo come “Ufficiale e gentiluomo”, “Pretty Woman”, “American Gigolo”… Che ne hanno fatto negli anni l’icona maschile delle commedie romantiche.

Ma ciò che più colpisce di Richard Gere è il suo totale autocontrollo, quella maschera di affidabilità e tranquillità che solo a guardarla ti fà venire la sindrome De Fonseca, cioè una voglia irrefrenabile di infilarti le pantofole e ascoltare musica new age!

Sarà stato il suo folgorante incontro con il buddhismo, scoperto a 20 anni quando (dice lui) era molto infelice, (ma molto più sexy!!!) sarà quella sua espressione sempre misurata e mai fuori luogo, ma da anni ormai Gere è relegato nella parte del Guru a 5 stelle cui fanno fare cose senza senso tipo:

  • Andare a confortare l’ennesima famigliola in serie ristrettezze economiche a C’è Posta per te, dove, con la sua faccia da morbido Muppet di lusso, il divo ha consolato la malcapitata di turno senza un soldo, con una fragorosa pacca sulle spalle, zero emozione e un mantra filosofico da portare sempre con sè.

  • Guidare una Fiat Lancia da Hollywood al Tibet, in un giorno. Roba talmente assurda da far sembrare Star Trek un film neorealista

  • L’Ambasciatore mondiale della catena di alberghi di lusso Relais & Chateux!

Le interviste rilasciate dal divo non sono da meno. I giornali pullulano di sue frasi pacifiste e riflessive che poco si sposano con il gossip e mettono ko qualunque reporter cerchi di scuoterlo in qualche modo. Eccovi qualche esempio:

- Sig. Gere lei è una persona profonda, come vive la superficialità di Hollywood?

“Avere a che fare con i peggiori aspetti della realtà è un ottimo modo per conoscere sè stessi.”

- Sig. Gere lei è più pessimista o ottimista?

“A 62 anni ho capito che cio’ che siamo è amore, solo se ne prendiamo coscienza possiamo cambiare.”

Insomma risposte così pacate da farti venire voglia di invadere la Polonia!

Di certo Gere rimane un esempio di eleganza e savoir faire innato, nonostante il suo aspetto ormai un pò imbalsamato e le sue frasi fatte che inneggiano ai valori della famiglia e dei maestri di vita, ma mi piacerebbe per una volta vederlo nei panni di un serial killer stupratore di vecchiette o ad un concerto di Fabri Fibra !!

Articolo scritto da: Francesca Targa indirizzo email:

Un amore da prendere al …Volo!

Recensione del Film: Il giorno in più

il giorno in più
L’amore è una cosa semplice. O almeno così dovrebbe essere.

Due persone si piacciono, si conoscono e si amano in maniera naturale, senza alcuna costrizione, limitazione, ragionamento…

Eppure è sempre difficile che questo accada veramente e ci si convince, nel tempo, che l’amore vero non esiste.
Costretti a mettere da parte sogni e desideri per la felicità o serenità dell’altro, si diventa apatici, tristi, rassegnati e si perde la voglia di amare. Molto meglio allora una esistenza fatta di emozioni sempre nuove, di più piatti da cui assaggiare contemporaneamente alla propria tavola senza complicazioni, senza dover per forza scegliere.

Questa in sintesi la concezione dell’amore di Giacomo Pasetti, il protagonista dell’ultimo film di Massimo Venier ispirato all’omonimo libro di Fabio Volo (che ne è anche interprete principale) “Il giorno in più” nelle sale italiane da pochi giorni.

Sveglia, caffè, tram, ufficio, sesso… giornate sempre uguali, con donne sempre diverse, scandite da appuntamenti che alla fine si assomigliano tutti.

E’ questa la vita di Giacomo (Fabio Volo) uno che non si è mai fatto troppe domande, che rimane sempre in superficie nelle cose come nei sentimenti.

Un giorno però Giacomo nota sul tram una sconosciuta (Michela interpretata da Isabella Ragonese) e se la ritrova davanti giorno, dopo giorno… per mesi. E così quelle fermate lungo il tragitto per andare in ufficio diventano l’appuntamento più importante. Ma la sconosciuta ha un destino che la porterà lontano, a New York, per sempre. E Giacomo? Per la prima volta nella vita decide di non rimanere in superficie, di assumersi anche il rischio di diventare ridicolo, e parte all’inseguimento di un sogno. Ma la cosa si rivelerà più complicata del previsto.
Michela non sembra contenta di rivederlo, soprattutto ora che la sua vita newyorkese le permette di tagliare i ponti col passato e con l’Italia. Il gesto di Giacomo la turba e lei non vuole correre il rischio di essere risucchiata indietro. I due ragazzi hanno paura d’amare. Lui spaventato da sempre dall’amore, lei così disincantata da affermare davanti ad una enorme libreria:

“Vedi questi? Sono tutti i più grandi classici letterari mai scritti sull’amore. Le storie più belle. La signora delle camelie, Romeo e Giulietta, Madame Bovary… ed hanno tutti un finale tragico! E soprattutto, in tutti, a morire è sempre lei!”

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Ma c’è una spinta interna tra di loro, più forte di qualsiasi ragionamento o paura. Giacomo propone così a Michela un gioco: una sorta di amore a tempo determinato: 4 giorni da fidanzati ufficiali, al termine dei quali però…

Il film si discosta dal libro in diversi punti e questo fà onore al Fabio Volo autore che non ha mosso una sola obiezione alla regia di Venier, anche se questa ambisce, in un paio di occasioni, a circostanze tanto improbabili da rasentare l’inverosimile.

Nel cast ci sono molti pezzi da 90 come Stefania Sandrelli, Luciana Littizzetto, Pietro Ragusa … ma un encomio speciale spetta a Lino Toffolo riesumato dal cassetto dei dimenticati e che invece ha dato una splendida prova d’’attore: naturale, impeccabile, dolce e meritevole, da tenere presente.

Un film sulla diseducazione al sentimento alla quale la nostra generazione è giunta dopo gli esempi negativi degli amori di una volta, basati più sul senso del dovere che sul volere.

Un film sul concetto moderno per il quale non c’è mai tempo per amare anche a causa di lavori precari che dobbiamo difendere con i denti e con le unghie e che rappresentano un ulteriore impedimento per mettere radici.
Eppure nelle nostre vite esiste ancora la voglia di trovare quel coraggio: l’amore, l’amicizia, il viaggio, i dubbi, le scelte, il desiderio di trovare un terzo modo di amare che appartenga a entrambi, rimanendo sè stessi, costasse anche aspettare tutta una vita.

Perchè, come recita il sottotitolo del libro “Il giorno in più”: non importa quanto aspetti, ma chi aspetti.

Voto: 6.5
Consigliato a: chi crede che muoia solo una amore che smette di essere sognato.

Articolo scritto da: Francesca Targa indirizzo email:

Sant’Angelina!

Angelina Jolie

Angelina Jolie, la turbolenta figlia di Jhon Voight, interprete fascinosa di innumerevoli film, ha dimenticato il suo passato da adolescente dark ed autolesionista e adesso fà la mamma e l’ambasciatrice… di professione!

L’abbiamo vista:

  •     Ambasciatrice di buona volontà per l’ONU
  •     Ambasciatrice dei rifugiati a Lampedusa
  •     Ambasciatrice dei perseguitati in Libia
  •     Ambasciatrice delle adozioni.
  •     Ambasciatrice del bue muschiato del Canada
  •     E a breve Ambasciatrice dei paracalli in lattice dr Schulls!

Scherzi a parte è bello vedere quanta beneficenza animi le star piene di soldi e talento, un esempio per tutti noi che magari alle spalle non abbiamo avuto nemmeno un passato di spinelli!

Eh sì perchè, per le star, tanto più grande e clamoroso è il cambiamento di stile di vita, tanto più ridondante sarà la grandezza di certe buone azioni.

Voci indiscrete darebbero per certa la candidatura di Marilyn Manson al ruolo di CapoScout nell’AGESCI di Vancouver!
La Jolie ha al suo attivo più di 34 film, divisi tra: pessimi, discreti, e validissimi come il bellissimo Changeling per la regia di Clint Eastwood.

Espressiva ed intensa nonostante le sue labbra che catturano l’attenzione, Angelina Jolie sà passare con estrema disinvoltura dai ruoli drammatici di madre, a quelli di sexy eroina come in Tomb Rider.
Ma che fine ha fatto la Jolie mangia uomini (e non solo) che per 37 anni (dice lei, si vede che ha iniziato nel girello) ha fatto cose al limite dell’autodistruzione e delle logica?

Un tempo praticava il vampirismo in camera da letto, andava in giro con il sangue dell’ex marito (Billy Bob Thornton) in una fiala appesa al collo, pomiciava incestuosamente il fratello alla cerimonia degli Oscar e si gettava in piscina al Golden Globe.

Una sopravvissuta a dir poco fortunata perchè, per sua stessa ammissione, sarebbe potuta morire giovane, come è capitato a molte altre dive dalla psiche tormentata.

angelina-jolie

Forse fu proprio in nome di questa sua indole border line che Angelina Jolie interpretò con tanta bravura uno dei suoi film più riusciti: Ragazze Interrotte (1999- di James Mangold) per il quale vinse l’Oscar come attrice non protagonista.

Tuttavia se il suo passato presenta molti lati oscuri, il suo presente certamente no ed ora può risplendere, oltre che della sua beltà, anche della luce riflessa del bel marito e della sua numerosa famigliola composta da 6 figli ( tra naturali e non) , tendenti al 7 che pare sia il numero preferito della coppia più bella di Hollywood i Bradjolie appunto!

Belli come il sole, ricchi, famosi, per loro crescere 6 figli o 7 non fà differenza ci mettono di certo meno fatica e impegno di quanto ne costi 1 solo ad una donna normale senza babysitter, cuoca, insegnante privata, tata, cameriera etc… ma è pur sempre un’ emozione commovente vederli paparazzati tra un aeroporto e l’altro mano nella mano, come un Famiglia Ingalls dei nostri giorni!

Brad colleziona una gaffe dopo l’altra dichiarando che con la sua ex moglie (Jennyfer Aniston) era una noia mortale, mentre con Angelina sta da dio, tant’è che ci ha fatto 6 figli! La sempre più diafana Angelina si affanna a rassicurare che la bad girl di una volta è morta e sepolta e che la sua dieta alimentare conta solamente 600 calorie al giorno (colazione con cererali e 1 cucchiaio di latte di cocco, niente pranzo e cena con 1 bistecca.).

Questa signore mie è la prova inconfutabile che ci prende per il culo!

Ma come può una donna super impegnata tra carriera, beneficenza e 6 figli mangiare solo 600 calorie al giorno e non essere morta sotto il peso di un beauty case?
E’ evidente che non è lei ad occuparsene! Non è in grado di sollevare nemmeno una exstension senza andare in debito di ossigeno!

Non a caso nelle immagini rubate alla famigliola Bradjolie lei non porta mai un peso, nemmeno una borsetta! Un pò come avviene per le foto della signora Beckam che quanto a figli e magrezza se la batte con i 2 bellocci americani!

Indossare abiti ultraleggeri e girare con micro pochettes al polso non è una questione di stile, ma di sopravvivenza!

Articolo scritto da: Francesca Targa indirizzo email:

L’attimo Scialla-nte!

Recensione del Film: Scialla

Scialla
Scialla, (che in gergo giovanile romanesco significa lascia stare, stai sereno) è un modo di vivere ancor prima che un modo di dire.
Una sorta di carpe diem dei giorni nostri, una risposta giovane e spensierata alla crisi, ai problemi del ns tempo e della ns quotidianità.

Al centro del primo film da regista di Francesco Bruni (sceneggiatore di Virzì e Montalbano) la storia di un padre e di un figlio che non si conoscono.

Non si tratta però della solita commedia generazionale a buon mercato, anzi, il risultato è una sorta di miracolo piacevole e coinvolgente che lascia sorpresi nonostante il trailer faccia pensare a qualcosa di scontato.

Interpreti principali del film sono: un professore che si lascia vivacchiare (Fabrizio Bentivoglio in stato di grazia) tra il bar degli amici, qualche ripetizione e qualche biografia di pornostar (Barbara Bobulova). Un adolescente (uno splendido Filippo Scicchitano) indolente, di quelli come ce ne sono tanti: che non studia, non si alza la mattina, non ha voglia di affrontare il mondo.

Scialla - Fabrizio Bentivoglio e Barbora Bobulova

Quando il primo si trova a doversi occupare del secondo perchè gli viene annunciato che quel ragazzo scombinato è suo figlio, nato dopo una notte d’amore ormai dimenticata, incomincia l’avventura. Chi cambierà chi? Cosa accadrà nella vita dell’uno e dell’altro?

Il professore disilluso e incazzato ritroverà la spensieratezza di un’età lontana e l’adolescente imparerà ad avere meno paura del mondo e di sè stesso.

Una commedia divertente, intelligente, capace di esplorare il “mistero buffo” del rapporto padre/figlio. I dialoghi sono brillanti, la regia leggera e gli attori perfetti nelle rispettive parti che calzano come un guanto.

Le scene in cui Bentivoglio spiega al figlio L’Eneide con i relativi Achille, Patroclo e Anchise, dovrebbero essere proiettate nelle scuole.

Un suggerimento: trattenetevi fino ai titoli di coda, ci saranno delle sorprese!

Voto: 7.5
Consigliato a: chi soffre d’ansia!

Articolo scritto da: Francesca Targa indirizzo email:

Il Bell’Antonio

Antonio Banderas

Il fascino selvaggio del macho latino per eccellenza, uno dei pochi attori a non dover usare una controfigura per essere figo. Insomma,come avrete capito sto parlando di Antonio Banderas!

Sarà stata la visione del suo ultimo film La pelle che abito, ( diretto da Pedro Almodovar ), saranno state le sue recenti dichiarazioni sul fatto che “adori fare sesso”, sarà che è terribilmente sexy anche se ha passato i 50, …ma ogni volta che penso a lui rischio di avere un collasso di estrogeni!

Oltre a essere figo però Banderas è anche bravo, molto bravo ed è in vetta alla classifica dei miei attori preferiti. Infatti Antonio (permettetemi questo tono confidenziale), oltre alla hermosissima pelle, che abita senza l’ausilio di botox (fresca come ai tempi di Donne sull’orlo di una crisi di nervi), rispetto ad altre testosteroniche beltà, ha qualcosa di più.

E’ l’incarnazione (assai rara) del vero macho romantico, l’hombre andaluso con una storia romantica alle spalle.

A 19 anni , bellezza sfavillante e poche pesetas in tasca, Banderas lascia la sua Malaga per Madrid. Qui lavora come cameriere e intanto fà provini su provini, finchè un oscuro regista che allora non si filava nessuno, tale Pedro Almodovar, lo nota e gli suggerisce di fare cinema con lui.

Antonio Banderas

Per il Bell’Antonio si apre un mondo! Ma al di là della carriera, della bravura e di quello sguardo che te mata all’istante, c’è altro in Banderas che mi manda in estasi. La sua fedeltà.

E’ un paradosso, ma non c’è intervista in cui Banderas non sottolinei il suo amore sconfinato per la moglie: Melanie Griffith. Fosse stato uno che passa la vita a svolazzare di chica in chica lo avrei liquidato come l’ennesimo Vitellone, Vitellone andaluso per esattezza. Invece no!

Dopo 17 anni lui è ancora innamoratissimo della moglie e la trova sexy anche a 54 anni ( problemi di alcolismo e mooolto botox nel suo caso)!

Con i tempi che corrono Banderas, nella sua ostinata fedeltà , risulta di un fascino disarmante!

Pertanto se volete proprio provare a conquistarlo (mettetevi in fila prego!) non puntate sul sesso, che a quanto pare pratica solo con la sua esposa, piuttosto mettevi ai fornelli e puntate su una bella paella , piccante però, almeno quella!

Articolo scritto da: Francesca Targa indirizzo email: